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Quella notte

 

È caldo, non riesco a dormire. È tardi, ho sentito Corinna verso mezza notte e mi ha detto che sarebbe rientrata tardi, andava 
a cercare una discoteca dove sarebbero andati a festeggiare il compleanno di Elisa, il giorno dopo. Lei doveva farle testimone 
per le nozze che sarebbero state celebrate in settembre.
Mi dice: "Mi accompagna Andrea, lui conosce tante discoteche a Varese, andiamo a vederne una." "Co mi raccomando sii prudente, 
prendi la tua auto." "Ciao mamma ci vediamo domani mattina, non aspettarmi sveglia."
È caldo, non riesco, sono le tre passate e Corinna non è ancora rientrata, ripasso mentalmente cosa ci siamo dette al telefono 
e torno a letto.
Non so a che ora mi sono addormentata, suona il telefono, prima di rispondere vado a vedere nel letto Corinna non c'è.
- È la mamma di Corinna?
- Sì, sono io.
- Signora, deve venire subito: Corinna ha avuto un incidente.
- Come sta mia figlia?
- Non mi lasciano avvicinare, deve venire subito.
- Vengo. Mi dica dove.
- Sulla strada di Cantello che porta in Svizzera, venga subito.
- La prego, mi dica come sta mia figlia.
- Signora, sono un passante, e l'amico di sua figlia mi ha detto di chiamarla.
Ho passato il telefono a mio marito e sono già vestita. Sveglio Matteo mio figlio ventenne che si è addormentato con nel cuore 
una serata con la sorella.
Non porto con me mio marito, ha già avuto un infarto qualche anno fa e preferisco che resti a casa. Matteo è pronto ed io ho 
già avviato l'auto. Per strada non ho il coraggio di dire nemmeno una parola. Ma Matteo è in ansia come me, perciò gli dico di 
stare tranquillo, che non sappiamo cosa troveremo, ma che sono certa di poter riabbracciare la nostra Co.
Ancora non sapevo che l'avrei rivista una settimana dopo, dentro una bara, dopo che sul suo corpo è stata eseguita l'autopsia, 
di rito, per le morti sulla strada che non avrei mai più sentito il suo caldo abbraccio, la sua fresca risata, non mi sarei 
più specchiata nel suo sguardo azzurro e lucente, che il suo sorriso e la sua voce sarebbero rimasti indelebili nella mia 
memoria di mamma. Tutto il resto è stato scritto più o meno nel modo veriterio su tutti i giornali. Ognuno ha la sua storia, 
storia di sofferenza, storia di lotta contro la malattia, storia di una giovane vita spezzata, storia di un futuro perso per 
sempre, proprio di questo si tratta, in qualunque modo avvenga, la morte di un giovane è un pezzo del nostro futuro 
irrimediabilmente perduto. Solo di come una tragedia simile cambi la vita di chi suo malgrado è costretto a subirla, di questo 
non si può scrivere, solo chi prova può comprendere.
Dei sogni che si accendono all'annuncio di una nuova vita, e che si infrangono in un minuto. I progetti, le speranze, le 
aspettative di un giovane tutte finite in un momento. Passano mesi prima che una trasmissione televisiva presenti a grandi 
linee la Fondazione Scisma, annoto il numero, sono in uno stato di angoscia da quel terribile 5 luglio, quando chiamo è il 
mese di febbraio. In questo periodo ho cercato, attraverso l'avvocato che segue i risvolti legali di tutta la vicenda, 
attraverso la psicologa che ci segue, informandomi dove posso, nessuno mi sa indicare nulla, sembra che in ticino chi subisce 
la nostra sorte sia affidato solo alle cure di un professionista. Carparbiamente cerco dappertutto di sapere, mi rifiuto di 
credere che in una società come la nostra certe tragedie siano solo cronaca.
Finalmente questa trasmissione mi apre uno spiraglio. Subito mi è fissato un appuntamento, anche se i miei impegni non mi 
consentono molto spazio, la signora che mi risponde è disponibilissima, in un attimo ci accordiamo per il primo di una serie 
di incontri, che ancora a distanza di un anno continuano con ritmo quasi settimanale. Ho trovato prima di tutto disponibilità 
all'ascolto, quello che più mi mancava, con i famigliari spesso è difficile parlare, i singhiozzi e le lacrime strozzano la 
voce. La tua sofferenza è la loro e tutti cerchiamo di sopravvivere, dunque per non soffrire ulteriormente si cerca di non 
parlare. Io avevo un disperato bisogno di ricordare la mia splendida figlia! Avevo un disperato bisogno di qualcuno disposto 
ad ascoltare anche cose dette e ridette, di buttare fuori tutta la rabbia che accompagna una morte così ingiusta. Non ho 
ancora ritrovato la mia serenità, e forse non la ritroverò mai, ma questi incontri mi aiutano a continuare a vivere, per chi 
resta e per me stessa. Ora riesco a rispondere al telefono senza sentire lo stomaco chiudersi per l'angoscia, senza la 
terribile sensazione che una telefonata possa cambiare il corso della mia vita in modo così devastante.
La prima cosa che mi viene in mente è che finalmente non mi sento sola, non mi sento in balia degli eventi, mi sento ascoltata 
e soprattutto compresa, accolta, e consolata.
Il mio pensiero è di gratitudine sincera verso questa Fondazione che si traduce in un nome, L., una persona speciale che ha 
fatto dell'aiuto agli altri la sua missione di vita.
Grazie di cuore!
L'ULTIMO GRAZIE
Con cuore sincero porgiamo il nostro grazie a Dio,
che ci ha accompagnati accanto a te ne cammino della vita.
Nella nostra umile casa noi, i tuoi genitori,
ti abbiamo accolta con gioia e gratitudine.
Con fede ti abbiamo posta nelle braccia della Vergine Maria.
Siamo partiti per consolarti, e ci siamo trovati consolati;
per sostenerti, e ci siamo sentiti sostenuti;
per darti forza ed abbiamo trovato in te forza e speranza;
per amarti, e ci siamo sentiti amati.
Nella tua stretta di mano e nel tuo sguardo azzurro e lucente,
nel tuo radioso sorriso abbiamo capito che l'uomo non è solo,
c'è un Dio che ci ama, ci consola e ci aiuta a portare la
nostra croce fino all'ultimo.
Grazie Signore della Vita, per averci guidati ed illumintai.
Grazie per quest'umile vita, che prima di accoglierla nel tuo
abrraccio eterno, ce l'hai data.
Grazie Signore per la nostra splendida Corinna.

È caldo, non riesco a dormire. È tardi, ho sentito Corinna verso mezza notte e mi ha detto che sarebbe rientrata tardi, andava a cercare una discoteca dove sarebbero andati a festeggiare il compleanno di Elisa, il giorno dopo. Lei doveva farle testimone per le nozze che sarebbero state celebrate in settembre.

Mi dice: "Mi accompagna Andrea, lui conosce tante discoteche a Varese, andiamo a vederne una." "Co mi raccomando sii prudente, prendi la tua auto." "Ciao mamma ci vediamo domani mattina, non aspettarmi sveglia."

È caldo, non riesco, sono le tre passate e Corinna non è ancora rientrata, ripasso mentalmente cosa ci siamo dette al telefono e torno a letto.

Non so a che ora mi sono addormentata, suona il telefono, prima di rispondere vado a vedere nel letto Corinna non c'è.

- È la mamma di Corinna?
- Sì, sono io.
- Signora, deve venire subito: Corinna ha avuto un incidente.
- Come sta mia figlia?
- Non mi lasciano avvicinare, deve venire subito.
- Vengo. Mi dica dove.
- Sulla strada di Cantello che porta in Svizzera, venga subito.
- La prego, mi dica come sta mia figlia.
- Signora, sono un passante, e l'amico di sua figlia mi ha detto di chiamarla.

Ho passato il telefono a mio marito e sono già vestita. Sveglio Matteo mio figlio ventenne che si è addormentato con nel cuore una serata con la sorella.

Non porto con me mio marito, ha già avuto un infarto qualche anno fa e preferisco che resti a casa. Matteo è pronto ed io ho già avviato l'auto. Per strada non ho il coraggio di dire nemmeno una parola. Ma Matteo è in ansia come me, perciò gli dico di stare tranquillo, che non sappiamo cosa troveremo, ma che sono certa di poter riabbracciare la nostra Co.

Ancora non sapevo che l'avrei rivista una settimana dopo, dentro una bara, dopo che sul suo corpo è stata eseguita l'autopsia, di rito, per le morti sulla strada che non avrei mai più sentito il suo caldo abbraccio, la sua fresca risata, non mi sarei più specchiata nel suo sguardo azzurro e lucente, che il suo sorriso e la sua voce sarebbero rimasti indelebili nella mia memoria di mamma. Tutto il resto è stato scritto più o meno nel modo veriterio su tutti i giornali. Ognuno ha la sua storia, storia di sofferenza, storia di lotta contro la malattia, storia di una giovane vita spezzata, storia di un futuro perso per sempre, proprio di questo si tratta, in qualunque modo avvenga, la morte di un giovane è un pezzo del nostro futuro irrimediabilmente perduto. Solo di come una tragedia simile cambi la vita di chi suo malgrado è costretto a subirla, di questo non si può scrivere, solo chi prova può comprendere.Dei sogni che si accendono all'annuncio di una nuova vita, e che si infrangono in un minuto. I progetti, le speranze, le aspettative di un giovane tutte finite in un momento. Passano mesi prima che una trasmissione televisiva presenti a grandi linee la Fondazione Scisma, annoto il numero, sono in uno stato di angoscia da quel terribile 5 luglio, quando chiamo è il mese di febbraio. In questo periodo ho cercato, attraverso l'avvocato che segue i risvolti legali di tutta la vicenda, attraverso la psicologa che ci segue, informandomi dove posso, nessuno mi sa indicare nulla, sembra che in ticino chi subisce la nostra sorte sia affidato solo alle cure di un professionista. Carparbiamente cerco dappertutto di sapere, mi rifiuto di credere che in una società come la nostra certe tragedie siano solo cronaca.Finalmente questa trasmissione mi apre uno spiraglio. Subito mi è fissato un appuntamento, anche se i miei impegni non mi consentono molto spazio, la signora che mi risponde è disponibilissima, in un attimo ci accordiamo per il primo di una serie di incontri, che ancora a distanza di un anno continuano con ritmo quasi settimanale. Ho trovato prima di tutto disponibilità all'ascolto, quello che più mi mancava, con i famigliari spesso è difficile parlare, i singhiozzi e le lacrime strozzano la voce. La tua sofferenza è la loro e tutti cerchiamo di sopravvivere, dunque per non soffrire ulteriormente si cerca di non parlare. Io avevo un disperato bisogno di ricordare la mia splendida figlia! Avevo un disperato bisogno di qualcuno disposto ad ascoltare anche cose dette e ridette, di buttare fuori tutta la rabbia che accompagna una morte così ingiusta. Non ho ancora ritrovato la mia serenità, e forse non la ritroverò mai, ma questi incontri mi aiutano a continuare a vivere, per chi resta e per me stessa. Ora riesco a rispondere al telefono senza sentire lo stomaco chiudersi per l'angoscia, senza la terribile sensazione che una telefonata possa cambiare il corso della mia vita in modo così devastante.

La prima cosa che mi viene in mente è che finalmente non mi sento sola, non mi sento in balia degli eventi, mi sento ascoltata e soprattutto compresa, accolta, e consolata.Il mio pensiero è di gratitudine sincera verso questa Fondazione che si traduce in un nome, L., una persona speciale che ha fatto dell'aiuto agli altri la sua missione di vita.Grazie di cuore!

L'ULTIMO GRAZIE
Con cuore sincero porgiamo il nostro grazie a Dio,
che ci ha accompagnati accanto a te ne cammino della vita.


Nella nostra umile casa noi, i tuoi genitori,
ti abbiamo accolta con gioia e gratitudine.
Con fede ti abbiamo posta nelle braccia della Vergine Maria.

Siamo partiti per consolarti, e ci siamo trovati consolati;
per sostenerti, e ci siamo sentiti sostenuti;
per darti forza ed abbiamo trovato in te forza e speranza;
per amarti, e ci siamo sentiti amati.

Nella tua stretta di mano e nel tuo sguardo azzurro e lucente,
nel tuo radioso sorriso abbiamo capito che l'uomo non è solo,
c'è un Dio che ci ama, ci consola e ci aiuta a portare la
nostra croce fino all'ultimo.

Grazie Signore della Vita, per averci guidati ed illumintai.
Grazie per quest'umile vita, che prima di accoglierla nel tuo
abrraccio eterno, ce l'hai data.

Grazie Signore per la nostra splendida Corinna.

 

Rosalia e Ugo de Ambrogi